Come trattare le fratture

Come trattare le fratture


In ortopedia, di fatto, una delle patologie più complesse e discusse da trattare è rappresentata dalle pseudoartrosi-postraumatiche, le quali sovente richiedono più trattamenti correttivi e i casi che non guariscono dopo il terzo intervento diventano estremamente refrattari ai trattamenti successivi.
I processi che portano all’instaurarsi di una pseudoartrosi oggi sono stati codificati e possono essere dovuti a fattori legati alla condizione stessa del paziente al momento del trauma e/o durante la fase seguente di riparazione dell’osso. L’età, il sesso, le condizioni fisiche (diabete , osteoporosi, massa muscolare ), le abitudini di vita (dieta fumo, alcol) e le terapie farmacologiche associate, sono tutti fattori di rischio generale, che hanno un sicuro ruolo nel determinare difetti di consolidazione della frattura.

Le pseudoartrosi possono essere atrofiche, agendo direttamente a livello delle fasi precoci inibendo la formazione del coaugulo e la formazione dell’osso periostale, ipertrofiche agendo sulla fase del rimaneggiamento senza permettere una corretta unione dei monconi di frattura.
È stato dimostrato ormai, già dalla metà degli anni 90,che alcuni fattori di crescita agiscono come potenti stimolatori della proliferazione osteoblastica in vitro e della guarigione ossea in vivo, tali da rivelarsi assai utili nel favorire i processi di guarigione se correttamente applicati nella sede di lesione.
 

Come trattare le fratture per ridurre il rischio di pseudoartrosi? 


A mio personale giudizio da parte del fisioterapista ci sono ancora troppe remore e paure inconsce nel trattare un focolaio di frattura. Studi recenti hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione tra meccanica e biologia che diventa un fattore essenziale nel governare il processo di guarigione della frattura. In particolare la microstimolazione meccanica controllata si è dimostrata in grado di favorire l’evoluzione dell’ematoma verso un tessuto osseo immaturo e quindi verso la formazione di callo osseo. Nel caso specifico di fratture comminute si utilizzano generalmente mezzi di sintesi tipo placche a ponte, sintesi endo-midollari, fissatori esterni i quali attraverso una stabilità relativa caratterizzata da micromovimenti interframmentari, conducono verso la guarigione indiretta o secondaria dell’osso. L’intuizione di questi anni è stata quella di enfatizzare l’importanza dei fattori meccanici come base imprescindibile della qualità della risposta biologica, individuando nel fenomeno della meccano-transduzione il substrato ottimale per un processo di guarigione. In questo panorama potrei dire che stanno diventando di interesse comune terapie coadiuvanti come le onde d’urto, le stimolazioni elettriche, ultrasuoni e le vibrazioni meccano sonore interessanti per le loro proprietà osteoinduttive.
 



Giancarlo Rusconi